L'angolo del Sereni

mercoledì 6 giugno 2018

Intervista alla Dirigente del nostro Liceo

Concludiamo l'anno scolastico con la consueta intervista alla nostra Dirigente, Prof.ssa Maria Luisa Patrizi che, come sempre, si rende disponibile alle nostre domande, che vorrebbero presentarsi come una sintesi dei mesi trascorsi (e volati!) insieme.

Qual è la sua opinione sul liceo Sereni?
Non posso che essere orgogliosa della mia scuola! Posso affermare che il bilancio di quest'anno è sicuramente molto positivo.

Nell’alternanza, abbiamo certamente migliorato le opportunità per i ragazzi per offrire un’esperienza lavorativa vicina ai loro interessi in campo scolastico.

Anche le visite di istruzione sono state legate ad essa e vi sono state molte collaborazioni con enti esterni come l'Università Insubria o i progetti Green Jobs, dunque una maggiore collaborazioni delle istituzioni del nostro territorio.

Il clima scolastico generale mi è sembrato molto tranquillo, sono presenti dialogo e ascolto, molti studenti vengono a parlarmi sia per avere consigli sia per fare proposte.

Qual è il progetto che l'ha vista più impegnata?
Quelli più impegnativi sono quelli legati al progetto PON, ovvero le convenzioni da parte dell'Unione Europea che sono stati utilizzate per avere corsi di formazione per gli insegnanti e miglioramenti nei laboratori scientifici.

Vuole apportare delle modifiche su come verrà amministrata la scuola? Ha in serbo nuovi progetti?
Mi piacerebbe creare un approccio iniziale con le classi prime, per poter aiutarle maggiormente in questo momento di passaggio così importante.

Come considera l'iniziativa del giornalino? Ha qualche consiglio da darci?
L'iniziativa del giornalino  la ritengo una possibilità buona e valida per gli studenti

Mi piacerebbe in aggiunta creare una radio; sicuramente servirebbero nuove persone che ci lavorassero e prendessero questo impegno, ma sarebbe una bella esperienza.

Durante l'orientamento per le prime vorrei cominciare a portare alcuni collaboratori del giornalino per presentarlo anche ai futuri inscritti.

Inoltre lo ricollocherò in maniera da garantire più visibilità sul sito del Liceo

Ne approfitto anche per ricordare a tutti gli studenti di visitare con costanza il sito per poter prendere così visione delle comunicazioni e delle circolari.

Ha qualche consiglio da dare ai ragazzi che quest'anno svolgeranno la maturità?
Raccomando sempre grande tranquillità,  di non spaventarsi e di non farsi prendere dall’ansia, di focalizzare bene l'attenzione sugli argomenti, di formulare una buona tesina, rileggerla più volte e nelle prove scritte comprendere bene le consegne donate.

La prima prova di italiano, essendo molto espositiva, ritengo permetta ai ragazzi di dare una prima immagine di sè e offra la possibilità di esprimersi al meglio: per questo consiglio sempre di prenderla con particolare serietà.

Ci saranno soluzioni per le classi “virtuali”?
Per ora dalla Provincia non abbiamo ricevuto fondi, quindi le classi virtuali sanno ancora presenti. Abbiamo presentato un progetto alla Provincia, ma difficilmente sarà preso in considerazione. Inoltre, avendo una parte della scuola sotto la Sovraintendenza delle belle arti, non è possibile apportare modifiche ingenti.

Cosa consiglia ai ragazzi che decidono di frequentare un anno all’estero?
Ritengo che l'anno di studio all'estero sia molto importante sia per una formazione personale sia per la propria cultura.

Il problema che si presenta maggiormente, quando si decide di intraprendere quest’esperienza, è quello di avere piani di studio differenti fra l’Italia e l’estero: questo potrebbe comportare un problema al rientro del ragazzo in Italia. Durante il periodo di soggiorno, lo studente all'estero deve essere molto consapevole della sua scelta, quindi è fondamentale che mantenga i rapporti con la scuola italiana e che ne segua il più possibile il programma, soprattutto se al suo rientro ha la maturità.

Invito sempre a prendere in considerazione questa bellissima esperienza, ricordandosi di compiere la scelta con consapevolezza e calcolando le possibili difficoltà, come ad esempio la lontananza dalla famiglia.

Per quanto riguarda il divieto di fumo?
Esso è imposto per legge e in particolare è molto restrittivo nella scuola.

Io affido sempre la responsabilità alla coscienza giudiziosa dei ragazzi, che devono imparare a rispettare il proprio corpo.

La scuola deve educare anche su questo punto, poi vi è una libertà individuale nella quale noi non possiamo intervenire in maniera vincolante; l'importante è rispettare le regole dentro la scuola e non sporcare il parco; i professori per primi devono insegnare e sottolineare agli studenti la consapevolezza del senso civico, che deve essere presente in ognuno di noi.



Parodi Isabella (3D), Federico Lanella (3B), Marta Bruno (3D)

Commiato del professor Catalioto

Trovo questo tipo di commiato più vicino alle mie corde e più consono a quello che sono stato in questi anni di presenza (non posso dire "discreta") nel nostro Liceo. 

E' questo un saluto che rivolgo alla mia scuola d'elezione, che mi ha formato negli anni '60 (del secolo scorso...ah...ah!) e che mi ha ri-accolto come insegnante trent'anni più tardi. 

Il Liceo è stata la mia casa per tanto tempo, è innegabile, ed è stata – penso di non affermare nulla di straordinario – anche la mia famiglia. 

Il mio abbraccio ideale va innanzitutto a tutti i miei studenti, del presente e del passato. C'è stato tra di loro qualcuno di speciale, come a tutti capita di incontrare talora nella vita, con il quale per vari motivi si è creato un rapporto singolare ed indelebile – perchè non ammetterlo? Sono altrettanto convinto e dunque sincero nell'affermare però che tutti, in questo luogo centrale nella mia vita, sono stati unici: da chi, pur conoscendomi solo di vista, mi saluta educatamente sulle scale (cosa non scontata), a colui con il quale scambio mails sul significato di una particolare poesia o sull'improbabile interpretazione di qualche personaggio della letteratura inglese, piuttosto che sul che cosa sia meglio fare (che responsabilità!) per il suo proprio futuro universitario.

Sono forse conosciuto (e chiacchierato) per i miei borbottii e rimbrotti (to say the least of it!) e – appunto – per le mie "sclerate" pro-silenzio nei corridoi, nonchè... ne sono certo, per i mie fragorosi starnuti.

Mi piacerebbe essere ricordato anche come chi si è accanito con i più grandi per far comprendere la ricchezza, la profondità e le verità di cui i grandi autori (non solo della letteratura) ci hanno fatto dono. E' forse questo il luogo in cui chiedere scusa per i modi più o meno ortodossi con cui ho insistito con molti nel chiedere di sfruttare ogni singolo momento che la scuola offre per arricchirsi e crescere. Grazie a tutti coloro che mi hanno dato il loro benevolo consenso. 

Grazie ai tantissimi che mi hanno insegnato qualcosa, grazie a coloro che mi hanno fatto sorridere per le loro ingenuità, a coloro che mi hanno fatto incuriosire, a  coloro che ho ammirato perché più acuti o profondi di me, a coloro ... quanti! ... che mi hanno fatto (in.....) diventare inquieto. Mi hanno dato un motivo in più per giungere in via Lugano ogni giorno della settimana. Grazie ragazzi! 

A tutti i miei colleghi presenti e passati, ai quali (it goes without saying!) lascerò un enorme vuoto in Collegio Docenti, e coi quali ho collaborato negli ultimi 20 anni, a tutto lo staff di Segreteria, alla strana insostituibile coppia della Sala Stampa (oltre al prezioso "helping hand"), ai pazientissimi collaboratori scolastici, alla Preside ed a chi l'ha preceduta, rivolgo analogo, sincero ringraziamento.

CUSOON. Cata(lioto)



È il momento delle novità e dei ringraziamenti!

Cambio della guardia nella redazione del Giornalino! Un grazie di cuore a Stefania (5U) che quest'anno è stata la nostra competente (e paziente!!) amministratrice, e un caloroso benvenuto a Martina (3B), che la sostituirà nel medesimo ruolo.

Grazie a tutti i membri della Redazione, che hanno lavorato durante l'anno, ottenendo risultati fino a poco tempo fa insperati: una maggiore visibilità attraverso l'utilizzo dei social, la costante collaborazione con Laveno, per tramite soprattutto del Prof. Sergio Di Benedetto e della referente Leen di 2A,visualizzazioni sempre maggiori ogni mese, fino ad arrivare a 1108 in maggio, per un totale di 12.556 dall'inizio del Giornalino blog!

Grazie ai giornalisti free-lance delle varie classi, che hanno scritto articoli sulle diverse iniziative del nostro Liceo: se avete un attimo di tempo, durante le vacanze, scorrete le pagine del nostro blog e rivivete tutti i bei momenti che abbiamo trascorso insieme e condiviso, corredati da stupende fotografie, che testimoniano che nella nostra scuola è davvero presente "la meglio gioventù"!

 Grazie a Federica, che pur frequentando l'università, è rimasta una preziosa presenza "dietro le quinte" ed è intervenuta nei momenti del bisogno e, perché no, anche dei festeggiamenti!

Infine grazie di cuore ai nostri lettori: vi aspettiamo numerosi anche l'anno prossimo, perché ci saranno sorprese e novità!

Prof.sse Chiara Crestani e Silvia Sonnessa 

From ring to pink

Grande successo di pubblico lunedì sera, 4 giugno, al Teatro Sociale, alla prima del musical del Liceo ispirato al film "Billy Elliot"! Una rappresentazione toccante non solo per la bravura di attori, cantanti e musicisti, ma anche per gli argomenti trattati, relativi al rapporto genitori e figli e all'identità personale dell'adolescente. Un tocco di "psicologia" che non poteva mancare, grazie al nuovo apporto del prof. Roberto Sala, che da quest'anno ha affiancato la ormai consolidata esperienza e professionalità della prof.ssa Anna D'Addezio.

All'inizio della rappresentazione la professoressa ha letto una "Dedica" che ha colpito il cuore dei presenti, e che riportiamo in quanto sintesi della capacità dell'arte di parlare alle corde più intime di tutti e di ciascuno.

Grazie perché ancora una volta, come ogni anno, ci proponete qualcosa di nuovo e coinvolgente, che mette in luce la presenza nel nostro Liceo di veri artisti, che rivelano doti inaspettate, dato che durante le lezioni sono "travestiti" da semplici studenti o insegnanti!!


DEDICA MUSICAL
Questa è per chi, stasera, è contento di essere qui.
Questa è per chi suona e per chi canta.
Questa è per chi è burbero e per chi è tenero.
Questa è per chi si innamora della persona sbagliata, piange, ride e poi riparte.
Questa è per chi urla e agita cartelloni, per chi strepita e si sgola.
Questa è per le nonne-cigno, svampite come ragazzine.
Questa è per i giovani arrabbiati, per quelli che scappano e per i poliziotti che li inseguono.
Questa è per i padri che perdono il lavoro, ma non perdono l’orgoglio di sostenere i figli.
Questa è per le donne toste, che non dimenticano i sogni che sognavano da ragazze.
Questa è per i ragazzi in tutù e le ragazze con i guantoni.
Questa è per chi stasera debutta e per chi se ne va.
Con incoscienza, temerarietà allegria e tanta follia.

Da tutti noi, per voi.





LA CONFERENZA DI GHERARDO COLOMBO PER IL LICEO DI LAVENO

Nella mattinata di martedì 29 maggio 2018, presso il Teatro Mombello di Laveno, alla presenza di oltre un centinaio di alunni e docenti della Scuola Media Monteggia e del triennio del Liceo “Sereni”, si è tenuta la conferenza presieduta dall’ ex magistrato italiano, Gherardo Colombo, figura di rilievo di celebri inchieste come “Mani pulite”.

L’incontro, iniziato poco prima delle ore 10:00, è stato aperto dai ragazzi delle medie. Questi, avendo letto precedentemente in classe il libro “Sei stato tu”, della scrittrice Anna Sarfatti e dello stesso Colombo, hanno gettato le basi per dare vita ad un costruttivo colloquio sulla funzione e l’importanza della nostra Costituzione.

L’ex P.M., prendendo subito la parola, ha esordito con una domanda non del tutto scontata: “A voi piacciono le regole?”. Interrogativo che ha avviato una serie di riflessioni su cosa significhi vivere in un mondo gestito da norme e della loro presenza nella vita di tutti i giorni. Regole che sono ovunque, ci indicano il modo migliore di svolgere un’attività e di convivere civilmente con le persone che abbiamo intorno.


“Scommetto che tra tutte le regole, quella di andare a scuola vi piace un po’ meno”, è stata l’affermazione seguente dell’ex magistrato che ovviamente suscita il consenso generale. Tenta allora di chiarire meglio quella che sembra una provocazione, ponendo una nuova domanda: “Che cosa rende una persona veramente libera?”. Nelle riflessioni collettive riepiloga che “una persona libera è quella che può scegliere, ma non potrebbe scegliere senza conoscere”: da qui la scuola come strumento di libertà.

E se la scuola deve essere mezzo di apprendimento per capire meglio la realtà che ci circonda, “perché in storia fate sempre le stesse cose e non arrivate mai alle vicende dei giorni nostri? Perché sapete a memoria i nomi dei sette re di Roma e non i principi della Costituzione?” – afferma in tono scherzoso.

Con queste parole Colombo vuole invitare i ragazzi, e non solo, a riflettere sul fatto che l’educazione debba servire a far crescere nuove generazioni di cittadini competenti e rispettosi delle leggi.

L’ex magistrato punta su questo piuttosto che sulle pene e la giustizia, consapevole che rimarrà sempre almeno una piccola parte di cittadini che non si atterrà alle leggi. L’abbandono della magistratura, confessa, è derivato proprio dalla presa di coscienza che i problemi devono essere affrontati “a monte”, educando adeguatamente i cittadini, prima che tribunali, avvocati, giudici e sentenze «sanzionino» col carcere…

Egli sostiene, infatti, che il carcere in sé, oggi, sia più dannoso che utile, perché privo di uno scopo rieducativo, di preparazione al reinserimento del singolo individuo nella collettività. Insomma, proprio un'altra visione rispetto a quella alla quale siamo sempre stati abituati e che lui si impegna in prima persona a diffondere, attraverso incontri, che testimoniano l’importanza della legalità. In fondo la Costituzione è stata scritta proprio per questo scopo: affinché ogni cittadino sia sempre rispettato.

Grazie a parole sagge e alla portata di tutti, Colombo è riuscito così a far arrivare il proprio messaggio a noi studenti. Ha dimostrato, infatti, che la libertà, sebbene non sia concetto semplice, può e deve essere discusso con ragazzi della nostra età. Questa esperienza ha rappresentato un arricchimento da più punti di vista e permesso una riflessione sui temi trattati, dalla Costituzione alle semplici “buone abitudini quotidiane”. L’indicazione etica che per noi giovani è scaturita dall’incontro è stata dunque questa: non c’è libertà senza regole.

Alberto Giura e Agustina Fiorella Arturi
(CLASSE 3^A LICEO “SERENI”LAVENO)

UN EX torna al Sereni....con Sereni!!! Grazie, Marco

Sabato 19 maggio, in 5^U, la lezione di letteratura italiana è stata svolta da Marco Gnemmi, ex alunno del Liceo Sereni, laureatosi con una tesi proprio sull’autore luinese Vittorio Sereni. Marco ha aiutato noi ragazze a conoscere la figura dell’autore, anche collocando i luoghi descritti nelle poesie direttamente nel luinese, con l’aiuto di foto d’epoca.

TERRAZZA

Improvvisa ci coglie la sera.
Più non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.
Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.

‘’Terrazza’’ venne scritta da Sereni sul retro di una cartolina di Luino, mentre si trovava con alcuni amici al Caffè L’Imbarcadero; in realtà il luogo che l’autore immagina nella stesura della poesia è quello di Palazzo Verbania, su una terrazza - appunto - che si affacciava sul lago.

La poesia descrive il momento in cui il sole cala, quando arriva la sera e l’oscurità del cielo non permette all’uomo di distinguere le sponde del lago. Sereni e un'amica, Bianca, osservano dalla terrazza il buio attorno a loro squarciato dalla luce di una torpediniera che passa, lasciando i due personaggi nuovamente nel buio, creando in loro un senso di incertezza e la consapevolezza di essere soli nella storia. La terrazza assume in questa lirica il significato una frontiera, molto caro al poeta luinese, che permette all’uomo di sporgersi per vedere altri mondi.

Nel 1935 Vittorio Sereni scriveva “Lontananze”, che avrebbe poi acquisito il titolo di “Inverno”, il cui soggetto principale è un paesaggio invernale (l’autore lascia solo intuire che si tratti di Luino). Sereni, in un primo momento, contempla la fissità del paesaggio ricco di colori spenti ma prima della lirica è accaduto dell’altro che non viene comunicato al lettore, come comprendiamo dai puntini di sospensione con cui la lirica si apre e dal “ma” seguente. Successivamente,il paesaggio si fa più armonico ma il finale è cupo. Esattamente come Leopardi ne “L’infinito”, l’autore si trova davanti ad un paesaggio degli affetti, dal quale vuole estraniarsi, diventando altro da sé, nel tentativo di aprirsi a una nuova conoscenza offerta sempre dalla frontiera, ostacolo analogo alla siepe leopardiana.

Ti distendi e respiri nei colori.
Nel golfo irrequieto,
nei cumuli di carbone irti al sole
sfavilla e s'abbandona
l'estremità del borgo.
Colgo il tuo cuore
se nell'alto silenzio mi commuove
un bisbiglio di gente per le strade.
Morto in tramonti nebbiosi d'altri cieli
sopravvivo alle tue sere celesti,
ai radi battelli del tardi
di luminarie fioriti.
Quando pieghi al sonno
e dài suoni di zoccoli e canzoni
e m'attardo smarrito ai tuoi bivi
m'accendi nel buio d'una piazza
una luce di calma, una vetrina.

Fuggirò quando il vento
investirà le tue rive;
sa la gente del porto quant'è vana
la difesa dei limpidi giorni.

Di notte il paese è frugato dai fari,
lo borda un'insonnia di fuochi
vaganti nella campagna,
un fioco tumulto di lontane
locomotive verso la frontiera.

da Poesie 1942

Un abbraccio solidale a tutti noi di quinta


Cappato Claudia  e La Iacona Silvia (5U)

Il partigiano Cin e il suo amore per la libertà.

Sabato 26 maggio, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, le classi del triennio del liceo “Vittorio Sereni” (sede di Laveno) hanno interrotto le loro lezioni per scendere nella palestra dell’istituto. Lì hanno ascoltato un frammento di storia, della loro storia.

Quel giorno è stato invitato a testimoniare, insieme ad alcuni rappresentanti e membri dell’associazione ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), un allegro anziano di 92 anni, dagli occhi accesi di spirito e carichi di memoria. Questo signore è Luigi Grossi, ma lo si ricorda con il soprannome di guerra “Cin”, rimastogli dai tempi del suo servizio volontario come partigiano. Ebbene, bastano poche parole del signor Grossi perché l’attenzione dei presenti si focalizzi interamente sulla sua voce, un racconto che un nonno orgoglioso dei suoi tempi tesse a un’ottantina di nipoti dall’interesse vivace.

Luigi racconta la sua avventura nella Resistenza al Fascismo: l’avventura di Luigi ai tempi nostro coetaneo, che combatteva volontario per un senso di libertà che ancora non comprendeva appieno, ma di cui ne capiva la suprema importanza. Molti partigiani, come lui, erano ragazzi, molti più grandi di lui, ma molti più giovani, tutti animati dallo stesso senso di libertà. Ad ogni partigiano veniva assegnato un soprannome di guerra, un sistema di sicurezza in caso di cattura dal nemico, e Luigi si presentò per essere arruolato scegliendo il nome di “Portos”, riferimento al più grosso dei moschettieri, cui lui si sentiva simile. L’ufficiale di arruolamento però venne a sapere del suo soprannome, con il quale era conosciuto da tutti nella città di Arona: “Tutti ti conoscono come Cin, e ti chiamerai Cin” gli disse il comandante.

Le sue parole sono chiare e dirette, proprio come quelle di chi racconta un’esperienza del giorno prima, ed il loro significato è denso. Riemergono le emozioni forti, allora provate, come le paure e la determinazione, ma soprattutto traspare in esse un sentimento di lotta, allora impulsivo, ora maturato e inquadrato dagli anni. Lotta per la libertà e per la pace, che come dichiara lui stesso è il motivo che lo spinge a mantenersi impegnato, nonostante la sua venerabile età.


Per l’ex-partigiano la libertà è fondamentale, e ciò va ricordato, in special modo alle nuove generazioni. Per concludere la sua storia, infine, ci mostra il suo congedo di guerra, carico di “parole pesanti (Campagna di guerra 1944, Campagna di guerra 1945)”. Parole che a primo impatto a molti di noi ragazzi sono sembrate semplici, quasi banali, una semplice annotazione che riporta due anni. Un periodo di tempo tanto breve per alcuni (a me personalmente sembrano volati gli anni al liceo), quanto intenso e interminabile per altri. Due anni carichi di eventi storici, che noi leggiamo in qualche riga di testo con disattenzione, ma che hanno plasmato la vita di tutti, fino ad oggi.
E’ stata una conferenza che, seppur non abbia aggiunto alcuna nuova informazione alla nostra conoscenza della Storia, l’ha sicuramente densificata, facendo riflettere, immaginare ai più il significato di frasi come “L’Italia ha resistito alla dittatura fascista”.

Dopo l’intervento dell’ex-partigiano, alcuni ragazzi hanno concluso l’assemblea leggendo lettere scritte da partigiani catturati e condannati a morte, dimostrando, a nome di tutti i presenti, l’interesse per la questione affrontata quel giorno, regalando soddisfazione e orgoglio a Luigi “Cin” Grossi, che si è congratulato, elargendo qualche stretta di mano e un sorriso, con i docenti responsabili e alcuni studenti.

Gabriele Gorni, 5A Laveno

Giovanni Impastato, ospite speciale a “Fuori Chi Legge”

Nelle giornate tra l’1 ed il 2 giugno, presso il Palazzo del Municipio di Besozzo si é svolta la sesta edizione di “Fuori Chi Legge”, una manifestazione sul piacere della lettura e della cultura, gestita dal Sistema Bibliotecario dei Laghi e dal Comune di Besozzo con la collaborazione della Provincia di Varese e di alcune cooperative come la “Cooperativa lotta contro l’appoggio marginazione”.

Fra i tanti ospiti che hanno preso parte a questo evento, uno fra questi é stato Giovanni Impastato, scrittore e fratello minore di Giuseppe “Peppino" Impastato, vittima della mafia morto nel 1978; la conferenza é stata moderata da Gianceleste Pedone, ex-assessore alla cultura di Besozzo.

Giovanni Impastato ha presentato il suo libro “Oltre i cento passi”, per lanciare un messaggio .

La conferenza si è aperta con una fulminea domanda del moderatore in riferimento al film di Marco Tullio Giordani, “I Cento Passi”: «Il film in qualche modo ci propone Peppino come un idolo, un eroe...ma a chi è stato davvero Peppino?»


Impastato:« Dietro a Peppino? C’è stato un po’ di tutto. Siamo cresciuti in un ambiente mafioso, mio zio Cesare ( fa riferimento a Cesare Manzelli, mafioso, morto nell’aprile 1963 in seguito all’esplosione di un ordigno) era sposato con una sorella di nostro padre ed era un capo mafia. Dopo la sua morte, tutto crolla: i punti di riferimento che avevamo si rivelano essere proprio come lui, dei mafiosi; Peppino rimane molto toccato dalla morte di Cesare a tal punto da dire: “Se questa é mafia, io per tutta la vita mi batteró contro” e così nacque il Peppino Impastato che conosciamo tutti noi.

Mio fratello era un amante della natura, oltre ad essere marxista; intraprese molte battaglie in difesa del territorio oltre che quelle contro il razzismo ed il fascismo; queste sue lotte lo portarono ad aprire Radio Aut la quale, con una dissacrante ironia, smitizzava i mafiosi e li ridicolizzava.

Non ho nulla contro il film di Giordani, ma rende Peppino irraggiungibile, un idolo, lo rende un eroe giovane e bello, cosa che non era: Peppino deve essere un punto di riferimento raggiungibile.»


Dopo un lungo dibattito sulla legalità, dal pubblico è giunta una domanda molto profonda: un ragazzo di circa vent'anni ha chiesto ad Impastato come ha vissuto il post-mortem del fratello e se in qualche modo porta del “rancore” nei suoi confronti e soprattutto se sente la mancanza di Peppino, di tanto in tanto.

Impastato:«Non sono mai stato tranquillo, dopo la sua morte c’è stato come un “passaggio del testimone”.Durante i funerali di mio padre, venne a farci le condoglianze un gruppo di mafiosi. Peppino non strinse quelle mani e non accettò le condoglianze; io accettai le condoglianze, un po’ me ne vergogno, ma non mi sento irresponsabile della sua morte, so che non avrei dovuto stringere quelle mani. La verità è che noi avremmo dovuto spezzare quel filo sottile che ancora ci legava a loro, quando Peppino muore questa verità si concretizza. Quando mi fanno queste domande è come se Peppino fosse ancora vivo»

Per ultimo Giovanni lancia un messaggio ai giovani:
“I ragazzi devono studiare, informarsi, scontrarsi e riappacificarsi, la mafia è un problema culturale ed é difficile da sradicare, bisogna iniziare da noi stessi”

Irene Brioschi, 2BL

mercoledì 30 maggio 2018

Ritiro dall'insegnamento

Dato che un insegnante storico della nostra scuola, il professor Gavianu, sta per andare in pensione, noi abbiamo pensato di intervistarlo per raccogliere idee, pareri e aspettative sulla sua carriera scolastica e sul suo futuro. Quanto segue è una rielaborazione delle sue risposte.

Perchè ha intrapreso la carriera di insegnante?
L’insegnamento non è stato un ripiego, ma una scelta spontanea fatta per amore della letteratura e dell’umanesimo legato alla cultura. È stato fin dall’inizio un’esperienza positiva di arricchimento e confronto anche grazie al legame tra pedagogia, scuola e letteratura, tutte e tre presenti contemporaneamente.

Come sono cambiati la scuola, il rapporto con gli alunni e il modo di insegnare negli anni?
La scuola italiana non è cambiata molto ma è rimasta abbastanza statica, anche se sono aumentate le attività dispersive, che sono positive ma tolgono tempo alle discipline che fondano il liceo. La scuola, anche a causa di queste attività, sembra quasi “colonizzata” dall’esterno, quasi a voler dare un immediato futuro nelle attività pratiche. La scuola dovrebbe dare delle basi elevate ma solide, si dovrebbero fare poche cose ma bene. Il rapporto con le classi e gli alunni è simile al passato, i mutamenti sono solo della “schiuma di superficie”, altrimenti non avrebbe neanche senso studiare il passato per costruire il futuro. Con il tempo sono mutati soprattutto gli strumenti di cui si dispone, il metodo di insegnamento è molto simile al passato ma viene aiutato dalla tecnologia, che aumenta le possibilità e la rapidità di informazione, come sostenuto anche da Eco.

Cosa le piace dell’insegnamento?
La lettura critica dei testi insieme a un’interpretazione comunitaria su basi comuni su cui si fonda il confronto tra studenti e insegnante, che non deve imporre nulla. Tutti devono intervenire durante il confronto, che va compiuto anche con altre fonti artistiche, per esempio un quadro di Friedrich per spiegare l’arte romantica. Il manuale è uno strumento, ma non il fine dell’insegnamento, serve a fornire un dato immediato su cui discutere. Il conflitto interpersonale diventa quindi quasi indispensabile durante un confronto, in cui tutti hanno il diritto di sbagliare. La scuola serve a rafforzare il dialogo e il linguaggio anche con sé.

Cosa si porterà in pensione di questa sua esperienza da insegnante?
La continuità dell’attività intellettuale, che non si interromperà ma proseguirà quasi in otium letterario, oltre che il ricordo di alunni e colleghi.

C’è un momento, una classe o altro relativo alla sua carriera che ricorda con maggior piacere?
Con molte classi c’è stato un rapporto positivo, simile a quello tra attore e pubblico. Con alunni e colleghi si crea un bel rapporto quando c’è qualcosa in comune che va oltre al semplice rapporto scolastico, ma si hanno valori intellettuali ed emotivi condivisi. Anche se è passato molto tempo, ci sono ancora ricordi positivi.

Come si sente a terminare con l’insegnamento scolastico?
Non c’è discontinuità perché ci saranno ancora incontri con alunni e colleghi. Il lavoro però sarà sicuramente alleggerito per la mancanza dei compiti da correggere e l’assenza della burocrazia che ormai invade la scuola. L’attività intellettuale però sarà la stessa.


Federico Grilli (4A)

Un'esperienza speciale tra passato e presente

Splende il sole tra i fiori colorati del Parco di San Giovanni, ex manicomio di Trieste, che oggi, a differenza del passato, ha aperto i cancelli alla città.
Tra quei fiori infatti, lo scorso 10 aprile, i ragazzi delle classi 4U e 4D del liceo "Sereni" di Luino hanno potuto far tesoro delle testimonianze dirette della Dottoressa Giovanna del Giudice e del Prof. Franco Rotelli, (protagonisti negli anni '80 della riforma dei manicomi, partita dal Dipartimento di salute mentale di Trieste) che hanno saputo penetrare i cuori dei ragazzi e farli ragionare su un passato disumano e sulla possibilità di cambiare il mondo, anche singolarmente, proprio come fece Franco Basaglia.
Le riflessioni, le domande e le curiosità sono state accolte con grande interesse ed entusiasmo dal gentilissimo personale della struttura, che per l'intera giornata ha accompagnato i ragazzi attraverso mille emozioni alla scoperta di un viaggio "non ancora concluso".
È questo infatti il tema della mostra di Leros presente all'interno del parco dal 15.11.2017, dove oltre 60 fotografie raccontano il viaggio di Antonella Pizzamiglio, un viaggio di coraggio e passione per la fotografia, ostacolato da atrocità umane e senso di impotenza davanti ad esse; e poi un altro viaggio, anni dopo, simile ma diverso perché nel frattempo qualcosa è cambiato, un viaggio non più di coraggio ma di sorrisi associati ad un nome e una storia.
Zittiscono, stupiscono, e fanno rabbrividire le foto e le parole dei professionisti, catturando l'attenzione di tutti, come mai sarebbe potuto succedere tra i banchi scolastici. Toccando con mano e con cuore, i ragazzi hanno potuto dare un senso a quella che sembrava loro solo una leggenda o che, forse, speravano fosse così.
Il pomeriggio è stato impegnato con quattro diversi laboratori, attraverso i ricordi di ciò che era un manicomio, della riforma di Franco Basaglia, delle istituzioni, della riflessione sul presente e su cosa sia una cooperativa, e sulle esperienze personali di persone come il Sig. Pino Roveredo (scrittore italiano).
L'esperienza è stata molto apprezzata dai ragazzi e dai professori che sono rimasti molto soddisfatti: in queste occasioni il tempo sembra non bastare mai: è dunque necessario fare tesoro di ogni secondo.

Stefania Rio (4U)


Durante la Giornata della creatività di sabato 26 maggio, la Prof.ssa Giusy Del Favero ha realizzato un video esplicativo del lavoro svolto dai ragazzi: guardatelo, è bellissimo!!!

https://vimeo.com/272005497


Premiazione del concorso fotografico

Sabato 26 maggio, durante la Giornata della creatività, si è tenuta presso il Liceo "Sereni" la premiazione del concorso fotografico, organizzato dal Prof. Saverio Moretti: la Dirigente, Prof.ssa Maria Luisa Patrizi, accompagnata dalla Dirigente amministrativa Dott.ssa Cristina Nabaldian, dal vicesindaco di Luino, dal sindaco di Maccagno e dal Presidente degli amici del Liceo, ha premiato i tre vincitori, che si sono distinti per le seguenti motivazioni:

CATEGORIA RIFLESSI
AUTORE TALAMONA TIFFANY 1BL LICEO SERENI
FOTO N. 20 : IL PENSIERO ADOLESCENZIALE
MOTIVAZIONE: PER L'ORIGINALITA' DEL SOGGETTO FOTOGRAFATO E DEL PUNTO DI OSSERVAZIONE, NONCHE' PER LA PROGETTAZIONE DELLA SCENA E DELLO SCATTO"


CATEGORIA ILLEGAL
AUTORE ANDREOLI MATTEO 5ALC LICEO SERENI
FOTO N. 2: NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE
MOTIVAZIONE: PER IL MESSAGGIO ESTREMAMENTE ATTUALE, IL GIOCO DI LUCI E OMBRE E PER LA COSTRUZIONE DEL SOGGETTO


PARTECIPANTE PIU' GIOVANE
FAZZI BEATRICE, SC. SEC. 1° GRADO CASTELVECCANA, 29/10/2006

Le opere dei giovani artisti sono esposte al piano terra del Liceo Sereni: venite a vederle!!

(Fotografie: Alessia Maselli 3AL)

Cresimandi a San Siro


Sabato 26 maggio, allo stadio Meazza di San Siro, è andato in scena il tradizionale incontro fra l'arcivescovo Mario Delpini e i cresimandi della diocesi di Milano, accompagnati dai genitori e dai loro educatori.

I ragazzi si sono dilettati nel ballo, nei bans, nelle hola e preghiere, il tutto accompagnato dal canto “Vedrai che bello”

Il nostro liceo non poteva sicuramente mancare, e anzi alcuni ragazzi hanno voluto dilettarsi nella fantastica esperienza di: animatori #maglierosse.

Ma non erano soli: più di 700 adolescenti sono scesi in capo come figuranti per realizzare con il proprio corpo e oggetti di scena magnifiche figure che hanno accompagnato tutto il momento della preghiera!

Sulle parole dell’arcivescovo: “All’opera e vedrai che bello!”

Isabella Parodi (3D)


mercoledì 23 maggio 2018

L'esperienza di alternanza scuola lavoro a Namalu (Uganda)

Rieccoci!! Vi ricordate di noi?

Siamo i ragazzi della 3U che sognavano di intraprendere il viaggio a Namalu (Uganda).

FINALMENTE SIAMO RIUSCITI A REALIZZARE IL NOSTRO SOGNO!

La nostra esperienza inizierà il 27 Ottobre 2018 e si concluderà in data 12 Novembre 2018.

Siamo molto contenti e soddisfatti di ciò che siamo riusciti a realizzare in questi tre mesi.

Abbiamo molti progetti in mente e per realizzarli avremo bisogno di tutto l'aiuto possibile che potrete dare contribuendo alla nostra buona causa (https://buonacausa.org/cause/dalla-commozione-all-azione)

Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato e supportato fino all'ultimo in questi mesi fino ad ora.

Per maggior informazioni potete visitare la nostra pagina web (https://ugandanamalu.wixsite.com/uganda) o la nostra pagina facebook "Dalla commozione all'azione". 

Notari Ilaria (3U)

A Laveno si parla di Islam!

Lunedì 14 Maggio Houda, una donna musulmana di origini marocchine, è venuta a parlarci dell'Islam.
Questa è una religione monoteista di cui si parla molto oggi, anche per una serie di motivi politici, tra cui la guerra in Siria e L'Isis.
Ritengo molto importante sottolineare un aspetto di questa religione: la 'Jihad'.
La Jihad è spesso tradotta  come "guerra santa", ma essa rappresenta soprattutto una guerra interiore, personale, che si combatte all'interno di una persona e non una guerra fisica come si intende spesso adesso.
Houda ci ha lasciato una testimonianza bellissima sull'Islam e sulla sua esperienza con noi alunni:
"Lunedì, come portavoce di "Religioni per la Pace Varese", ho parlato di Islam al Liceo Scientifico Vittorio Sereni di Laveno.
Sono scesa dalla stazione, sotto la pioggia, aprendo un ombrello scricchiolante che mi distraeva dai miei pensieri stanchi.
Non avevo preparato niente, non avevo chiuso occhio, non avevo uno straccio di foglio, pensavo di riciclare come al solito un vecchio discorso.
Non sapevo neanche chi dovessi aspettarmi, non sapevano neanche perché dovessero farmi entrare, era così bello accettare quell'umana diffidenza.
E invece, invece ho parlato di pilastri, di fede, di credo, di eccellenza e ascesi.
Ho fatto schemi alla lavagna, per mettere ordine ai miei pensieri. Ho parlato due lingue, parlandone una.
Ho parlato di edifici, di piante, di radici, di venti, di certezze e dubbi.
Ho parlato di Ramadan, di velo, di leggi e di ritorno alla fonte.
E poi un ragazzo, all'improvviso, ha alzato la mano e mi ha chiesto se conoscessi Mohammed Sceab, come potessi davvero averlo conosciuto.
Il professore di italiano ha spiegato che avevano appena trattato questo argomento e, ad un tratto, mi sono trovata, mi sono ritrovata a recitare "In memoria", di Ungaretti, senza veramente averne memoria.
E mentre suonava la campana, mentre arrivava l'intervallo e i ragazzini stavano incollati ai loro posti, ho capito finalmente.
Ho capito che è possibile congiungere le mie infinite anime, è possibile conciliarsi, consolarsi. Grazie, grazie perché mi avete fatto parlare di fede, di edifici, di alberi, di destini, di libero arbitrio e predestinazione, grazie per avermi fatto ritrovare quella fede che per vivere devi sempre temere di perdere, perché miriamo a credere come se Lo vedessimo, perché anche se noi non Lo vediamo, Lui ci vede."

~Leen Khankan (2B, Laveno)

mercoledì 16 maggio 2018

Intervista al Prof. Zanin sulla conferenza dedicata al libro "Come morire felici"


Abbiamo saputo che ha partecipato alla presentazione del libro “Come morire felici-prepararsi alla sfida più grande”, scritto dalla guida spirituale Lama Zopa Rinpoche.
Come è nata questa iniziativa?

L’iniziativa è nata da una richiesta di Michael Steinrotter, che desiderava presentare il libro del Lama Zopa Rinpoche all’interno di un confronto sia con la religione cristiana sia con la psicologia.

Dove e quando si è svolto l’incontro?
Abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati nella splendida cornice della torretta del Camin hotel Colmegna. L’incontro era previsto per Venerdì 11 Maggio e dal momento che da poco aveva smesso di piovere, il lago era rischiarato da una particolarissima luce, accompagnata da un magnifico arcobaleno.


Chi si è occupato della presentazione?
Io ho svolto la parte introduttiva in cui ho inquadrato il tema della morte, partendo dal racconto di Lev Tolstoj intitolato “La morte di Ivan Il’ic”. Ho poi presentato l’Ars Moriendi (il percorso in preparazione alla morte) che, in epoca medioevale, era previsto anche nella tradizione cristiana.
La dottoressa Emma Luciani (specialista in psicologia e psichiatria) ha, invece, presentato il tema dell’elaborazione del lutto in chiave psicologica, mentre l’ingegner Michael Steinrotter ha presentato i contenuti del libro.

Chi ha preso parte all’incontro?

L’incontro ha visto un notevole afflusso di persone che ha portato a occupare tutti i posti a sedere. Il pubblico si è rivelato assai eterogeneo: qualcuno da anni seguiva percorsi inerenti al Buddhismo, altri erano semplicemente incuriositi dal tema. Erano presenti anche colleghi del "Sereni" e la nostra Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Luisa Patrizi.

In cosa consisteva il tema?
Come specificato nel titolo, l’argomento consisteva nella presentazione del tema della morte in ottica buddhista.
L’ing. Steinrotter, che ha collaborato alla traduzione del primo capitolo del libro, ha offerto una presentazione generale del Buddhismo e ci ha poi permesso di affrontare i contenuti del libro facendoci capire come la morte non debba essere necessariamente colta come evento drammatico, ma possa essere letta come rinascita. Secondo il Buddhismo, alla nascita di un bambino, mentre lui piange tutti ridono; alla morte di una persona, invece, mentre tutti piangono, lui sorride alla nuova vita.

Cosa ne pensa lei di questo tema?
Io ritengo che sia fondamentale affrontare il tema della morte perché è ciò che la nostra società occidentale teme di più. Questo è conseguenza del SECOLARISMO che ha tolto i linguaggi per affrontare la morte con tutta la sua dimensione rituale e dell’EDONISMO di una società capitalistica, in cui la morte costituisce la fine di tutto, compresi i consumi, e per questo viene censurata perché nemica del consumismo.

Tiffany Talamona (1BL)






Un appello da condividere



mercoledì 9 maggio 2018

3B e 4A in visita di istruzione in Francia

Le visite d'istruzione offrono spesso l'occasione di approfondire in maniera unica e divertente ciò che
si studia sui banchi di scuola: é stato questo il caso della visita d’istruzione in Francia che ha permesso a noi alunni di 3B e di 4A del liceo Sereni di immergerci nella coinvolgente e drammatica storia delle due guerre mondiali.

Alla visita del museo della resistenza e della deportazione di Besançon, sono seguite, il secondo giorno di permanenza, quelle della cittadina di Verdun e del suo "Verdun Memorial Museum" e del Memoriale: in questi due giorni siamo potuti venire a contatto con le realtà dei periodi presi in considerazione e con ogni aspetto della vita quotidiana di quei tempi, abbiamo potuto approfondire in modo più dettagliato gli eventi riguardanti la Guerra e le sue fasi e, inoltre, il memoriale della città, ad alto impatto emotivo, ci ha fatto riflettere su ciò che, in fondo, resta dopo una guerra; migliaia e migliaia di croci bianche disposte meticolosamente in fila, ognuna in ricordo di un padre di famiglia o di un giovane figlio caduto in battaglia sono state sufficienti a farci riflettere.

Nel corso del terzo giorno, la visita guidata al Parlamento Europeo di Strasburgo si é rivelata fin da subito molto interessante sia per i temi di attualità trattati sia perché, grazie all'esperta guida, abbiamo potuto osservare con i nostri stessi occhi tutto ciò che vi è dietro le quinte del Parlamento stesso, dalle sedute ai colloqui tra i vari politici nelle numerose sale presenti nella struttura.
In seguito, un luogo a dir poco suggestivo, la Linea Maginot,
ci ha fatto quasi toccare con mano le tante difficoltà dei soldati, che hanno passato parte della loro vita sottoterra, che, costretti in stretti corridoi a convivere con il costante rumore dei vari macchinari, hanno costruito una struttura in grado di rendere la loro vita il più comoda possibile, pur consapevoli di vivere in un momento davvero critico per il loro Paese, che non consentiva loro alcun tipo di agio: dormivano sí, ma sempre pronti a difendersi da un nuovo attacco nemico.

Nel quarto ed ultimo giorno, infine, ha seguito la visita alla città di Colmar e al suo caratteristico centro, chiamato "Petite Venice": il tempo a disposizione ci è servito sia per girare la città in tutta tranquillità, seguendo i suoi numerosi canali, sia per riposare in vista del lungo viaggio di ritorno, interrotto solo dalla vista mozzafiato delle cascate del Reno a Sciaffusa, il modo migliore per concludere la gita.

Non solo una rinnovata consapevolezza storica riguardo agli eventi considerati ma anche una sensibile riflessione sulla guerra, su ciò che essa comporta e sui grandi sacrifici che ha chiesto ai nostri nonni e bisnonni sono ciò che più ci rimarrà di questa visita d’istruzione, che ci ha resi certamente più maturi e più consapevoli della nostra storia ma che ci ha anche responsabilizzato ad essere cittadini più presenti e attivi, fieri del nostro Paese. Ringraziamo quindi i professori che ci hanno accompagnato, prof.ssa Milani, prof.ssa Sonnessa e prof. Conti, insieme alla Dirigente scolastica, dott.ssa Patrizi, per l’opportunità che ci hanno dato e aspettiamo il prossimo anno scolastico per una nuova esperienza, altrettanto utile e interessante.


Martina Ceraudo e Federico Lanella (3B); Giulia Cuomo e Federico Grilli (4A)