Unconfident

Si dice che il 90% delle persone creda in se stessa, ma io faccio parte di quel restante 10%. Vivo in quella percentuale silenziosa che si muove nel mondo con il freno a mano tirato, chiedendosi costantemente se il proprio spazio sia meritato o solo preso in prestito.

Sono eternamente invidiosa di chi si guarda allo specchio e si ama, di chi sa di non creare mai problemi, di chi si guarda allo specchio e sa di essere facile d'amare. Per me, ogni riflesso è un interrogativo e ogni interazione un esame da superare. Spesso mi chiedo come si respiri senza il peso costante del giudizio, come si cammini a testa alta senza la paura invisibile di crollare al prossimo passo.

L'insicurezza non è solo mancanza di autostima; è un rumore di fondo che distorce ogni complimento e amplifica ogni critica.

Ho capito che accettarsi è il primo passo per volersi bene. Essere sicuri di sé, invece, è il primo passo per piacere agli altri. Quando piacerai a te stessa, quando ti sentirai davvero speciale, allora anche gli altri saranno calamitati da te come se lo fossi davvero. Ma fino ad allora solo chi è capace di vedere oltre la superficie riuscirà a guardarti per davvero.

E forse, la chiave sta proprio in questa superficie da superare. Non dobbiamo per forza essere perfetti per essere degni di nota. Anche in quel 10% di oscurità e dubbi esiste una vulnerabilità che ci rende umani, profondi e capaci di un'empatia rara.
Imparare a viversi non significa cancellare le proprie crepe, ma smettere di considerarle un difetto di fabbrica.
Dopotutto, come scriveva il poeta e cantautore Leonard Cohen:

"C'è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce".

È tempo di smettere di aspettare che lo specchio ci rimandi un'immagine perfetta per iniziare a esistere. 

Il viaggio verso quel 90% non si fa correndo, ma imparando a camminare a piccoli passi, anche con le gambe che tremano.

Alice Picheca (3ALAV)