Negli ultimi anni il tema dell'inclusione delle persone con disabilità è diventato sempre più importante in molti ambiti lavorativi come, ad esempio, in quello sportivo. Un esempio a noi noto, e che abbiamo visto specialmente anche quest’anno, è quello delle Paralimpiadi, ovvero i giochi paralleli a quelli Olimpici.
Le Paralimpiadi nacquero, inizialmente, grazie a Ludwig Guttmann, un neurologo tedesco che, rifugiatosi in Gran Bretagna per sfuggire dalle persecuzioni naziste, decise di introdurre lo sport nella riabilitazione dei soldati resi paraplegici dalla guerra. La prima vera edizione delle Paralimpiadi si svolse in Svezia dal 21 al 28 febbraio 1976. La partecipazione alle competizioni prevedevano gare di sci alpino e sci nordico per amputati e ipovedenti e di slittino come gare dimostrative e videro la partecipazione di 98 atleti a rappresentazione di 16 nazioni, che, per essere la prima volta, fu sicuramente un risultato sorprendente e dimostrò un forte impegno per l’inclusione di coloro che nutrivano un sogno sportivo ma che, prima delle prime Paralimpiadi, erano esclusi dalla partecipazione a causa della loro disabilità.
Passando ora al vero e proprio processo di selezione per, non solo le Paralimpiadi, ma anche altre aziende sportive; le attività federali sportive agonistiche, praticate da atleti che presentano disabilità intellettiva e fisica, richiedono il possesso del certificato di "idoneità allo sport agonistico adattato ad atleti disabili" secondo i protocolli del D.M.4 del marzo 1993.
Parlando di quanto possa essere invece significativo tutto questo; l’idea di includere tutti coloro che, presentando disabilità, prima non potevano proseguire il loro sogno, mostra quanto il mondo dello sport si sia molto evoluto con gli anni. Lo sport è qualcosa che riguarda tutti, che porta tutti a riunirsi per vedere una partita, sia dal vivo che attraverso la televisione. Indipendentemente da tutto, lo sport, è in grado di riunire le persone ed è capace di fare manifestare emozioni forti, quando, ad esempio, la propria squadra del cuore vince, Di conseguenza, vedere come negli anni tutto ciò si sta evolvendo, portando a includere chi non avrebbe mai pensato di farcela, mostra quanto il mondo lavorativo, sotto questo aspetto, sia in continua evoluzione e in continuo progresso.
Con gli anni, sono stati molti gli atleti paralimpici ad avere avuto un impatto molto significativo e forte nel mondo sportivo, per quello che hanno dovuto vivere, e tra questi vediamo ad esempio Oksana Masters, nata il 19 giugno del 1989 in Ucraina, con gravi malformazioni fisiche causate dagli effetti delle radiazioni di Chernobyl. Fu adottata da una famiglia negli Stati Uniti dopo aver trascorso la sua infanzia in orfanotrofio e, crescendo, dovette affrontare innumerevoli interventi e amputazioni per sopravvivere. Nonostante questo, è diventata una delle atlete paralimpiche più note nella storia, partecipando per la prima volta alle paralimpiadi di Londra nel 2012, vincendo, con gli anni, diverse medaglie in vari sport come ad esempio lo sci di fondo, il biathlon, il ciclismo e canottaggio, Un altro atleta molto noto è Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1, che, durante una gara nel 2001, perse entrambe le gambe durante un incidente automobilistico, ma nonostante tutto, decise di sfruttare quella situazione tragica come movente per trasformare la sua carriera sportiva. Dopo una lunga riabilitazione tornò a guidare auto da corsa adattate, ma il cambiamento avvenne quando si avvicinò alla handbike, disciplina paralimpica del ciclismo. In pochi anni raggiunse livelli straordinari, conquistando numerosi titoli mondiali e confermando il proprio successo a Rio de Janeiro nel 2016. Una citazione molto autentica e significativa di Zanardi è: “Io non ho perso tutto, perché la mia mente, il mio cuore e la mia anima sono ancora interi.”
Questa frase riassume la mentalità e la determinazione di molti altri atleti paralimpici che decidono di vivere il loro sogno e raggiungere i propri obiettivi, nonostante le malformazioni e disabilità con cui nascono o, che purtroppo sviluppano con la crescita o a causa di incidenti; dimostrando come le loro passioni vadano oltre le difficoltà fisiche, per quanto gravi queste possano essere. Con gli anni, abbiamo affrontato durante le ore di educazione fisica, lezioni dove abbiamo appreso quelle che sono le caratteristiche degli sport delle olimpiadi, soffermandoci però, a nostra volta, su quelli paralimpici, osservando quelle che sono le differenze rispetto a quelli olimpici e come questi possano permettere agli atleti di partecipare attraverso strumenti specifici.
È importante quindi soffermarsi sugli sport paralimpici, tanto quelli olimpici stessi, perché seguire una partita o un evento sportivo paralimpico in particolare, mostra come tutti questi atleti siano in grado di affrontare ugualmente i propri sport, nonostante le loro malformazioni e malattie fisiche, e di come sia simbolico e denso di significato vedere come con gli anni, le grandi e piccole aziende sportive progrediscono nel dare l’opportunità lavorativa ad atleti talentuosi e con enormi capacità, e inoltre, attraverso questo, siano in grado inoltre di elaborare e sviluppare nuovi sport adattati a tutti gli atleti con disabilità, come ad esempio il goalball, ideato apposta per atleti non vedenti o ipovedenti, il wheelchair rugby nato per atleti con disabilità agli arti superiori e inferiori e il sitting volleyball (pallavolo da seduti) ovvero una versione della pallavolo giocata da seduti a terra, che è un modo alternativo di giocare a pallavolo che può essere affrontare nelle scuole e, che noi stessi nella nostra scuola, abbiamo affrontato durante le ore di educazione fisica.
Grillo Dalila (5ALav)