CONFERENZA DI INTRODUZIONE ALLA MOSTRA FOTOGRAFICA
Il 13 aprile 2026 si è tenuta una conferenza in Aula magna, presieduta dal Professor Di Giuseppe e presentata dal Professor Francesco Marsigli, il quale ha introdotto la mostra fotografica che si sarebbe tenuta il giorno successivo.Come tutti sanno, il conflitto israelo palestinese va avanti da quasi due anni e le vittime ormai sono purtroppo stimate a 72.000 civili dall’agenzia della salute palestinese, con altri circa 20.000 morti dovuti alle cause indirette della guerra, senza contare i feriti. Nell’incontro che vi raccontiamo, andiamo a ripercorrere la storia di questo conflitto, dando un’occhiata un po’ più da vicino alle condizioni di vita dei civili a Gaza.
“FARANNO UN DESERTO E LO CHIAMERANNO PACE”
L’incontro inizia con questa frase molto significativa, che fa subito capire l’obiettivo del conflitto da parte delle autorità israeliane.Prima di descrivere il conflitto, però, bisogna sapere di cosa stiamo parlando con esattezza, in particolare riguardo alla Striscia di Gaza.
La zona geografica di Gaza è una delle più densamente popolate al mondo: con 5.000 abitanti per km², per un totale di 2,3 milioni di persone, il 70% delle quali sono sotto i 30 anni e di queste il 50% sono minorenni. Tutti confinati in una zona di 40 km di lunghezza e larga dai 6 ai 14 km in base al confine.
Il 50% della popolazione palestinese è rifugiata a seguito della cosiddetta “Nakba”, ovvero l’esodo palestinese a seguito dello smembramento del mandato britannico della Palestina nel 1948, con l’approvazione della neo fondata Organizzazione delle Nazioni Unite. Questi rifugiati però (500.000 persone) vivono in campi profughi e tende, facilmente bombardabili dalle forze aeree israeliane.
Solo il 36 % delle famiglie gazawi ha accesso assicurato al cibo.
Perché?
A causa del muro che è stato costruito nel 2007 da Israele ai confini di quest’area, in modo tale da far entrare nello stato solo ed esclusivamente risorse approvate e/o beni strettamente necessari. Ciò significa che qualsiasi prodotto considerato di lusso (come ad esempio i biscotti al cioccolato) viene intercettato e rimandato indietro alla frontiera, senza che alla popolazione possa arrivare veramente ciò di cui in realtà necessita.Attualmente, questa frontiera è totalmente controllata da Israele ed è attraversabile solo da chi ha motivi validi, ovvero solamente i pastori che portano a pascolare le greggi: tutto il resto della popolazione è rinchiusa all’interno, senza possibilità di fuggire.
SISTEMA SCOLASTICO
A Gaza ci sono circa 600 scuole, di cui la metà gestite dalla cosiddetta UNRWA (l’agenzia ONU istituita nel 1949 per fornire assistenza, istruzione e sanità a oltre 5,9 milioni di rifugiati palestinesi), anche se spesso sono bombardate (a volte “per sbaglio”, altre volte volutamente) dall’aviazione israeliana.
Per di più, i libri, come tutto il materiale scolastico e qualsiasi oggetto entrato a Gaza dal 2007, è controllato dall’esercito israeliano, che invece di porsi scrupoli sui bambini che muoiono di fame, ha deciso di vietare qualsiasi libro che racconti la storia palestinese. La motivazione: incitamento al terrorismo. Questi libri sono considerati propaganda terroristica e resi illegali.
Altro problema è quello della mancanza di materiale di studio, non fornito da Israele, e la mancanza di docenti (sappiamo che in Palestina, solitamente, c’è un docente ogni 40 studenti, il che rende l’insegnamento molto difficoltoso).
Parlando di lavoro dopo la laurea, in Palestina bisogna scegliere un’occupazione che sia strettamente necessaria allo stato, come per esempio ingegneria, architettura, meccanica, giornalismo, formazione di insegnanti e soprattutto medicina.
OPERAZIONI MILITARI DI ISRAELE
- Operazione piombo fuso
Nel 2008 Israele attua un’operazione militare contro Hamas (associazione terroristica palestinese), quindi irrompe nelle città (principalmente a Gaza) e distrugge case, negozi, rade al suolo il porto e 280 scuole (compresa l’Università Islamica), per la distruzione delle quali Israele si giustifica dicendo che erano state colpite “per errore”, quando in realtà il vero obiettivo era cercare di trovare dove si nascondevano i terroristi, però causando la morte di oltre 1.400 civili.
- Operazione margine di protezione
2014: altra operazione per eliminare Hamas, che finisce però con 2.300 morti e 50 giorni di bombardamenti, edifici rasi al suolo (compresa l’Università Islamica attaccata di nuovo) e la distruzione della centrale elettrica principale di Gaza, rendendo impossibile l’utilizzo di energia elettrica in Palestina.
OFFENSIVE DA PARTE DELLA PALESTINA
- 7 ottobre 2023: Hamas e altri gruppi terroristici compiono un attacco improvviso penetrando nel territorio israeliano lungo il confine con la Striscia di Gaza, provocando la morte di circa 1200 persone, di cui 800 civili. Oltre 250 persone sono prese in ostaggio.
- 7 ottobre 2023: Hamas e altri gruppi terroristici compiono un attacco improvviso penetrando nel territorio israeliano lungo il confine con la Striscia di Gaza, provocando la morte di circa 1200 persone, di cui 800 civili. Oltre 250 persone sono prese in ostaggio.
RISPOSTA ISRAELIANA
- 8 ottobre: la situazione è presa in mano da Israele, il quale continua, da ora fino a oggi, a bombardare giornalmente la Striscia di Gaza e distruggere qualsiasi cosa possibilmente legata ad Hamas. 71.000 morti, dei quali 21.000 sono bambini.
La morte e la distruzione sono diventati giornalieri a Gaza, la quale è ormai formata per l'80% da macerie, compresi gli ospedali, i quali ora possono solo donare cure di primo soccorso, senza alcun tipo di antidolorifico (così avvengono anche le frequenti amputazioni).
Il danno finanziario causato da Israele è stimato tra i 50 e gli 80 miliardi di dollari (50.000.000.000 - 80.000.000.000 $).
CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA
In conclusione, non si parla solo di un enorme genocidio del popolo palestinese, ma anche di uno scolasticidio, poiché è da oltre 2 anni che i ragazzi gazawi non vanno a scuola. Due anni di importante crescita che non potranno probabilmente mai più recuperare.Il 90% delle scuole palestinesi sono ormai chiuse, utilizzate come rifugi per il popolo sfollato, come prigioni controllate dagli israeliani per rinchiudere e torturare i palestinesi oppure come basi nemiche.
Come si può ben capire, il conflitto israelo palestinese non si può risolvere da un giorno all’altro, ma noi che siamo cittadini liberi e possiamo esprimerci come vogliamo, dovremmo utilizzare il potere della protesta e mettere al corrente i piani alti che la popolazione conta davvero.
MOSTRA FOTOGRAFICA DI DAHMAN EYAD
(Le fotografie sono quelle della mostra di Dahman Eyad)
.jpg)
.jpg)

.jpg)
.jpg)
