Una riflessione nel giorno del Dantedì

Il 25 marzo 2026 le classi 5U e 5A del Liceo Sereni e alcune classi di altri istituti luinesi hanno avuto l’opportunità di assistere alla visione del docufilm Mirabile Visione: Inferno presso il Teatro sociale di Luino, in occasione del Dantedì. La giornata è stata istituzionalizzata nel 2020, per ricordare ogni anno “il giorno in cui Dante si è perso nella Selva Oscura”, così da poter celebrare il Sommo Poeta periodicamente e ricordare la monumentalità delle sue parole.

Il lungometraggio di durata 90 minuti ha l’ambizione di voler applicare l’esperienza dantesca agli eventi occorsi dal Novecento ad oggi, lasciandoci come interrogativo in grado di accompagnare tutta la narrazione: «che cosa significa “perdersi nella selva oscura”?». Perdere ciò che si ama e avere il coraggio di affrontare la paura?

Per l’intero sviluppo delle vicende, i versi danteschi sono accompagnati dalle illustrazioni animate di Francesco Scarmuzza, intervallate da video d’archivio e di attualità. Questi momenti sono interrotti dagli interventi della prof.ssa Argenti e di don Guglielmo. Quest’ultimo ha inoltre proposto delle interpretazioni indirizzate all’amore per Dio, perseguito da Dante stesso: in primo luogo che l’amore di Dio ci viene sempre incontro, anche quando rifiutato.

Il viaggio inizia così nell’Antinferno, per poi passare per tutti i cerchi e le bolge infernali, fino a giungere a Lucifero, il quale viene rappresentato come il re del regno del tradimento, che patisce una gigantesca solitudine nel tentativo di “essere come Dio ma è solo io”.

Nel corso della discesa la docente confronta ogni tappa con eventi attuali. I lussuriosi sono paragonati all’industria del porno, i golosi sono ritracciabili tra gli allevamenti intensivi e il consumo giornaliero di cibo senza criterio, gli avari sono identificati con le gite nello spazio dei milionari, gli iracondi con i manifestanti violenti, gli accidiosi con chi soffre di dipendenze da gioco o stupefacenti. Un accenno femminista è presente nel confronto con i violenti, un tentativo di critica al capitalismo si rintraccia con gli scialacquatori, giudizi sulla politica odierna e sulla guerra sono individuati, rispettivamente, tra gli ipocriti e i falsari. Infine la condanna a Ugolino della Gherardesca, posto in comparazione con figure come Martin Luther King, è funzionale per parlare di chi sacrifica la propria sfera personale pur di cambiare il mondo.

Alla luce di ciò l’opera è risultata molto interessante e con vari spunti di riflessione. Nel complesso il contenuto vuole essere un grande omaggio all’opera dantesca omaggiata come più che attuale, ma anche in grado di parlarci del futuro.
D'altra parte ritengo che sia inutile sforzarsi di procedere con la lezione dantesca fino allo sfinimento. Da anni nella scuola italiana si dedicano vastissime porzioni del programma di Letteratura italiana a Dante, non avendo quasi mai l’occasione di affrontare le sue opere in maniera completa, organica e con possibilità di rielaborazione.
Non nego in assoluto che Dante non abbia più nulla da insegnarci, ma trovo una forzatura la necessità di riadattare quanto decretato dalla classificazione infernale del poeta a problemi dei giorni moderni, ormai troppo distanti e complessi per essere riavvicinati a una morale così tanto cristiana.
Sarebbe più semplice avviare delle riflessioni più focalizzate su dei punti precisi, piuttosto che elaborare un grande riassunto nel quale condensare un po’ di tutto in maniera approssimativa.
Il regista vanta di essere stato paragonato a Sokurov, ma appare questa essere una considerazione troppo ambiziosa su un’opera meno profonda e ricercata che oltre che lasciare qualche frase o video ad effetto per incentivare un’ipotetica riflessione non approfondisce, a mio parere, le tematiche trattabili.

Thanh Van Boarolo (5U)