Un mercoledì di marzo a Milano tra manoscritti, salotti e piazza Duomo

Cosa si può fare un mercoledì di marzo? Noi della 2LES abbiamo la risposta: una visita d’istruzione a Milano, tra due dei luoghi più legati alla memoria di Alessandro Manzoni.

La Biblioteca Braidense

La mattina siamo partiti alla volta della Biblioteca Braidense, nel cuore del complesso di Brera. Con oltre un milione e mezzo di volumi, tra libri antichi, manoscritti e opere rare, è una delle biblioteche storiche più importanti d'Italia, e già varcare la soglia è stata un'emozione.

La guida ci ha accompagnati alla scoperta della sezione manzoniana: qui si conservano diverse edizioni delle opere di Manzoni, comprese varie versioni dei Promessi Sposi. Abbiamo potuto osservare i manoscritti originali, con le correzioni scritte a mano e, dove lo spazio non bastava, i piccoli foglietti incollati in margine per aggiungere nuovi testi. Abbiamo anche scoperto che il romanzo ha avuto ben tre titoli: nacque come Fermo e Lucia, divenne poi Gli Sposi Promessi, e solo alla fine assunse la forma che conosciamo. Un racconto che ci ha fatto capire quanto il lavoro di uno scrittore sia fatto, prima di tutto, di pazienza e continua revisione.

Più volte è stato sottolineato che Alessandro Manzoni, dopo aver scritto la prima versione dei Promessi Sposi, nel 1823, inizia a riscrivere il romanzo nel 1827 cercando di utilizzare una lingua accessibile a tutti. Voleva scrivere in modo che potesse essere letto da tutti e non solo dagli intellettuali.
Infatti se nella prima versione del romanzo, ovvero Fermo e Lucia, utilizza il milanese con qualche frase in francese (seconda lingua parlata nella sua famiglia), sarà poi il fiorentino la lingua che sceglierà, dopo “aver sciacquato i panni in Arno”.

La guida, la bibliotecaria, estremamente competente ed appassionata, ci ha anche mostrato due tomi davvero preziosi: un testo censurato ad opera dei monaci ed uno con miniature preziosissime, vere opere d’arte. La cosa che ci ha colpito, relativamente alla censura, è l’intervento che facevano sui libri: cancellavano con pennellate nere non solo intere parti, ma addirittura il nome dell’autore in ogni pagina (nel caso del testo mostratoci, Erasmo da Rotterdam).

Infine abbiamo visitato la stanza della biblioteca dedicata a Manzoni, in cui sono raccolti gli scritti di suo pugno, donati alla biblioteca dalla famiglia, e tutti i testi che trattano dell’autore.

Grazie alla prof.ssa Colli, filologa che sta studiando le carte di Manzoni, abbiamo potuto vedere fogli da lui scritti, renderci conto dello stile di scrittura, caratterizzato da molte revisioni e correzioni. Davvero emozionante poter vedere la sua grafia, capire come anche un autore di fama mondiale come lui, non si limitasse alla prima copia, ma controllasse, modificasse, cercasse di migliorare quanto scritto.


Casa Manzoni

Nel primo pomeriggio ci siamo spostati in via Morone, dove è ubicata Casa Manzoni: tremila metri quadrati, comprensivi di giardino, che lo scrittore abitò per decenni. La guida ci ha condotti stanza per stanza, restituendoci un ritratto inaspettatamente privato di uno degli autori più studiati d’Italia.

Al piano terra abbiamo visitato le stanze di Tommaso Grossi, amico di Manzoni che visse qui per quindici anni, e la biblioteca originale, con lo scrittoio e la scrivania di Manzoni, rimasti intatti. Al primo piano si apriva invece il cuore domestico della casa: la sala da pranzo, il salotto con i quadri ispirati ai Promessi Sposi, la camera da letto.


Quest’ultima ci ha raccontato qualcosa di insolito: Enrichetta Blondel, prima moglie di Manzoni, era una borghese svizzera di fede calvinista; i due si sposarono quando lei aveva sedici anni e lui ventitré. La seconda moglie, Teresa Borri, era invece una nobildonna di Parigi, grande appassionata di libri illustrati, che incoraggiò il marito ad arricchire le sue opere con immagini.


Nel salotto abbiamo ammirato un dettaglio curioso: nell’ultimo quadro della stanza, la scena dell’«Addio ai monti» ritrae un gondoliere vestito di verde, bianco e rosso, i colori del neonato Regno d’Italia, proclamato nel 1861. Un omaggio silenzioso, nascosto nella tela.

Il Duomo e il viaggio di ritorno

Conclusa la visita, ci siamo diretti verso il Duomo per un po’ di tempo libero: chi ha passeggiato in piazza, chi si è fermato per una merenda. Poi, a piedi fino a Milano Cadorna, il treno e il rientro.

In treno, tra una chiacchiera e l’altra, abbiamo fatto il bilancio della giornata. La risposta è stata unanime: una gita che non ci aspettavamo così ricca, con guide capaci di rendere vivi personaggi che credevamo di conoscere già. La prossima volta che apriremo il manuale di letteratura, forse, vedremo Manzoni con occhi diversi.

Classe 2LES