Qualche giorno fa abbiamo avuto un incontro che nessuna e nessuno di noi dimenticherà facilmente. Federica Calvi, criminologa, è venuta a parlarci di violenza di genere, un argomento di cui, come ha detto una di noi, "Nonostante queste cose succedano, le persone non ne parlano mai abbastanza".
Federica ci ha spiegato che esistono molti tipi di violenza: fisica, psicologica, sessuale, economica, stalking, cyberbullismo, revenge porn, matrimonio forzato e violenza assistita. Il suo lavoro non si ferma allo studio dei crimini: accompagna le vittime in un percorso di recupero, cercando di restituire loro quello che la violenza ha tolto.
Uno dei momenti più forti dell'incontro è stato quando ci ha fatto leggere la lettera di una ragazza di 16 anni, vittima di violenze da parte del padre. Quando un poliziotto le chiese i certificati medici per vedere i segni sul corpo, lei rispose: "Non hanno ancora inventato una TAC per l'anima. Lei dovrebbe osservarmi, non guardarmi". Il poliziotto rimase in silenzio. Fa impressione pensare che una ragazza della nostra età, dopo tutto quello che aveva vissuto, abbia trovato la lucidità e la forza di dire quelle parole.
Abbiamo visto anche un video in cui degli attori mettevano in scena la spirale della violenza, con tutte le sue tappe: intimidazione, isolamento, svalorizzazione, segregazione, violenza fisica e psicologica, falsa riconciliazione, ricatto sui figli. Una storia che all'inizio sembra una relazione normale, e che diventa una tragedia.
In un altro video una ragazza racconta del padre che uccide la madre. Anni dopo, la figlia, ormai sposata, con una bambina, va al cimitero per la Festa della Donna e, rivolgendosi alla bara, dice che esistono anche uomini che si comportano bene. Più di una di noi ha pianto. Come ha scritto una compagna: "Una cicatrice rimane sempre, però non bisogna vivere nella paura, ma trovare la forza di andare avanti". Quella figlia ce l'ha fatta, e questo, in mezzo a tutto il dolore, è qualcosa a cui aggrapparsi.
Una frase ci ha colpito in modo particolare, di Isaac Asimov: "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci". Nel video si vede bene: quell'uomo che picchia una donna più debole, davanti alla polizia si arrende subito, impaurito. Un codardo, non un uomo forte.
Abbiamo scoperto cose che non sapevamo. La violenza economica, per esempio: controllare i soldi di una persona, impedirle di lavorare o di spendere liberamente è violenza, anche se non lascia lividi. Esistono poi le case protette, luoghi segreti dove vengono accolte donne e bambini in fuga: solo poche persone, come polizia e avvocati, ne conoscono l'indirizzo. Federica ci ha parlato anche della vittimizzazione secondaria (costringere una vittima a rivivere il trauma raccontandolo più volte) e di come oggi si cerchi di evitarla, riunendo più professionisti in un unico incontro.
Infine, ci ha fornito un numero importante: una linea attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui chiunque può chiamare per capire se quello che ha vissuto è violenza, e per ricevere aiuto nel denunciare: 1522
Usciamo da questo incontro con qualcosa in più: la consapevolezza. Anche con una speranza, che una di noi ha messo in parole meglio di tutte, che un giorno questi eventi smettano di essere all'ordine del giorno, "e che noi ragazze possiamo andare in giro senza paura che possa succedere qualcosa".
Abbiamo visto anche un video in cui degli attori mettevano in scena la spirale della violenza, con tutte le sue tappe: intimidazione, isolamento, svalorizzazione, segregazione, violenza fisica e psicologica, falsa riconciliazione, ricatto sui figli. Una storia che all'inizio sembra una relazione normale, e che diventa una tragedia.
In un altro video una ragazza racconta del padre che uccide la madre. Anni dopo, la figlia, ormai sposata, con una bambina, va al cimitero per la Festa della Donna e, rivolgendosi alla bara, dice che esistono anche uomini che si comportano bene. Più di una di noi ha pianto. Come ha scritto una compagna: "Una cicatrice rimane sempre, però non bisogna vivere nella paura, ma trovare la forza di andare avanti". Quella figlia ce l'ha fatta, e questo, in mezzo a tutto il dolore, è qualcosa a cui aggrapparsi.
Una frase ci ha colpito in modo particolare, di Isaac Asimov: "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci". Nel video si vede bene: quell'uomo che picchia una donna più debole, davanti alla polizia si arrende subito, impaurito. Un codardo, non un uomo forte.
Abbiamo scoperto cose che non sapevamo. La violenza economica, per esempio: controllare i soldi di una persona, impedirle di lavorare o di spendere liberamente è violenza, anche se non lascia lividi. Esistono poi le case protette, luoghi segreti dove vengono accolte donne e bambini in fuga: solo poche persone, come polizia e avvocati, ne conoscono l'indirizzo. Federica ci ha parlato anche della vittimizzazione secondaria (costringere una vittima a rivivere il trauma raccontandolo più volte) e di come oggi si cerchi di evitarla, riunendo più professionisti in un unico incontro.
Infine, ci ha fornito un numero importante: una linea attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui chiunque può chiamare per capire se quello che ha vissuto è violenza, e per ricevere aiuto nel denunciare: 1522
Usciamo da questo incontro con qualcosa in più: la consapevolezza. Anche con una speranza, che una di noi ha messo in parole meglio di tutte, che un giorno questi eventi smettano di essere all'ordine del giorno, "e che noi ragazze possiamo andare in giro senza paura che possa succedere qualcosa".
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