mercoledì 24 gennaio 2018

Una riflessione sul tema dei confini

Sin da piccoli ci insegnano a delimitare i confini.
La maestra chiedeva di imparare a memoria quali fossero i confini dell'Italia e noi li ripetevamo come pappagalli.
Oggi ripenso a quella parola,"CONFINE","con una fine", e mi chiedo "chi ha deciso che i paesi del mondo debbano avere una fine?"
"Chi ha posto dei limiti territoriali? Ma soprattutto "perché?"
Io penso che i limiti si pongono per paura, penso che i limiti servano perchè altrimenti ci sarebbero conseguenze anche negative, ma sono sicura che sia proprio la paura di queste conseguenze a porci dei limiti. Dunque "perchè l'uomo ha posto dei confini?"
Di cosa ha paura "L'UOMO", l'animale superiore, dotato di ragione e pollice opponibile, l'essere che tutto può, che si è posto al centro del mondo e si è nominato artefice del proprio destino?
Giungo alla conclusione che l'uomo abbia proprio paura dell'uomo!
L'uomo è un Io, dotato di identità e pone dei confini per paura di un altro Io, di un'altra identità, di un altro modo di pensare, di indossare dei vestiti, di un altro modo di cibarsi, di un'altra qualità di vita.
Così l'uomo, assetato per qualità innata, di essere superiore, traccia delle barriere su un terreno non suo, non dei suoi genitori e nemmeno dei suoi antenati, di cui non può controllare il tempo, e nemmeno imporre qualcosa,  semplicemente si limita a dire "tu qui non puoi entrare liberamente perché sei diverso"
Ma la diversità non era un fattore positivo?
Insomma, se fossimo tutti uguali sarebbe noiosa la vita. Immaginate per esempio se tutti avessero le stesse idee politiche, lo stesso gusto nel vestire e le stesse preferenze culinarie: di cosa si parlerebbe?
La diversità, un fattore positivo spesso costretto a diventare un atteggiamento di negazione della propria identità al fine dell'accettazione.
La diversità come negazione della soggettività..... Orribile! Forse dovremmo rinunciare alla pretesa di assimilare l'altro a noi, rinunciare alla totalità e salvaguardare le differenze culturali. Per far ciò però è necessario ritenersi "CERTI" e non migliori, conoscere noi stessi fino in fondo.
Non essere migliori ma sicuri di valere, così che nessuno possa mai metterci nelle condizioni di rinnegare la nostra propria identità per essere accettati.
A volte dovremmo piuttosto chiederci perchè un uomo scappa dal paese in cui vive, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia, abbandonando la sua terra e i suoi amici.
Forse per cercare ciò che cercano tutti gli uomini, la felicità e forse "SCAPPARE" è la loro ultima chance, forse hanno già provato a ribellarsi alla guerra e hanno capito che il fuoco non si spegne con il fuoco.
Dunque provano a cercare altrove ciò che dovrebbe essere per loro un diritto, la libertà, la sanità, il benessere e un lavoro, ottenendo invece spesso sfruttamento, emarginazione e atti razzisti e non comprensione,  tutto dettato dalla paura e dai pregiudizi. Potremmo allora dire che ci sono persone costrette a scappare perché nei paesi in cui vivono c'è la guerra, una guerra fatta per il dominio e per il potere da sempre forza motrice della storia, persone che un domani potremmo essere noi, che in passato siamo già stati, persone che chiedono solo di essere felici.
Potremmo allora dire che ci sono persone che hanno bisogno del potere per essere ricche e persone che hanno bisogno solo della felicità.

Stefania Rio (4U)