venerdì 28 aprile 2017

Don Ciotti al Sociale

Il professor Fabio Zanin, a cui siamo davvero grati, è riuscito a far sì che don Luigi Ciotti tenesse una conferenza a noi ragazzi del "Sereni".

Don Luigi Ciotti, ma chi è? Si potrebbe dire che è un prete particolare, perché si definisce un prete di strada, che ha vissuto molte buone e cattive avventure.

Nato il 10 settembre 1945 in Veneto, si trasferisce a Torino negli anni ’50. Le sue avventure iniziano fin da bambino quando, all’inizio della scuola, a causa della povertà, i suoi genitori non riescono a permettersi di acquistargli un grembiule. Fin da subito viene etichettato come ‘’il montanaro’’; un giorno a scuola gli chiedono dove abita e lui non riesce a dire la verità: infatti con la sua famiglia viveva in una baracca di un cantiere (l’odierno Politecnico). Ciotti racconta il seguente aneddoto quasi con gioia: un giorno, arrivato a scuola, la sua maestra è arrabbiata e inizia a prendersela con lui, chiamandolo ‘’il montanaro’’ e lui, per rabbia, le lancia il calamaio: capirà più avanti che aveva compiuto questo gesto perché non sapeva comunicare, cosa invece molto importante. Viene poi espulso e racconta che il bidello che lo aveva accompagnato a casa, aveva capito tutto. Questa esperienza lo segnerà per tutta la vita.

Ma come mai don Luigi è così conosciuto? Ci racconta di quando ha iniziato le superiori e mentre tornava a casa vedeva sempre un barbone, e così decide di avvicinarsi. Rammenta che inizialmente, per più volte, il barbone non rispondeva mai alla domanda che il ragazzo gli poneva, ‘’Scusi,vuole un caffè?’’ ma don Luigi, imperterrito, non si arrende e insiste. Un giorno, finalmente quel signore gli risponde e parlando gli dice ‘’Li vedi quei ragazzi lì? Loro prendono l’alcool e i farmaci e li mescolano per sballasi, fanno la BOMBA.Dovresti aiutarli quei ragazzi!’’ Giorni più tardi, il signore non c’era più su quella panchina, era morto. Così don Ciotti capisce che quel consiglio lo riguarda personalmente e decide di aiutare per davvero quei ragazzi. Fonda così nel 1965 il famoso "Gruppo Abele" che aiuta ancora oggi i ragazzi con problemi di anoressia, bulimia, droga, prostituzione e consumismo. Oggi il Gruppo Abele aiuta soprattutto i giovani ‘’Eremiti Digitali’’, un problema sempre più presente nella nostra società.

Viene ordinato prete nel 1972 da Don Michele Pellegrini che aveva aiutato i genitori di Papa Francesco a uscire dalla povertà. Qui il parroco ci svela un breve aneddoto: i nonni di Papa Francesco dovevano partire per l’Argentina ma non riuscirono a pagare i biglietti, così furono obbligati a partire molto più tardi. Quella nave, la Mafalda, affondò. Con questa storia Don Luigi vuole spiegarci che il volere di Dio e la sua presenza sono ovunque.

Successivamente ci racconta della fondazione del gruppo "Libera", nato il 25 marzo 1995 con l’intento di eliminare la mafia e le ingiustizie politiche in Italia. In questi anni conosce Pio La Torre che muore quattro mesi dopo. Dal 1995 Luigi vive e gira l’Italia sotto scorta. Due mesi prima della strage si trova a Gorizia con Falcone a tenere un corso sulla prevenzione e sull'educazione.

Ci racconta infine della strage del 23 maggio 1992 di Capaci in cui uccidono Falcone, la moglie e i suoi uomini di scorta. Specifica poi che 57 giorni dopo, il 19 luglio 1992, viene ucciso Borsellino nella strage di Via D’Amelio.

Su questo argomento Don Luigi desidera soffermarsi molto, spiegandoci quanto dolore provochi la mafia; ci parla di numeri: 260 morti nel Gargano, altre centinaia di morti nelle guerre interne dell’Ndrangheta e ovviamente degli omicidi di Cosa Nostra.

Don Ciotti ci lascia con alcune parole in sospeso: ‘’Il problema non è la mafia, ma il popolo che delega, che non reagisce e che sopratutto non reagisce.’’ E aggiunge ‘’Siamo sicuri che la mafia fa quel che fa tutta da sola..? Forse c’è dietro la politica..’’

Il lavoro di Don Luigi Ciotti viene riconosciuto tuttora, così come il suo impegno e la sua volontà; insomma: un grand'uomo!

Vorrei concludere riportando una citazione di un suo caro amico, Don Antonino Bello: ‘’Non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta.’’ Questa frase, molto profonda e commovente, viene pronunciata da questo parroco a don Luigi sul suo letto di morte.

Alessia Maselli (2AL)
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"Non scrivere di me, io chi sono? Soltanto un qualcosa di piccolo." Questa frase, la sua stretta di mano, una mano diversa dalle altre con una stretta che trasmette fin da subito qualcosa: accoglienza, incontro.

Nonostante io fossi una delle tantissime ragazze presenti all'assemblea di quella mattinata, una volta avvicinatami a lui per  un breve saluto, non ha esitato ad incontrarmi: "Siediti pure qui vicino" mi ha detto, indicandomi la poltrona rossa a fianco a lui. Io con molto stupore ma tanta felicità ho assecondato la sua offerta: la nostra chiacchierata è poi proseguita con una serie di sue domande sulla mia persona, sulle mie attività al di fuori della scuola e della mia famiglia. Qualcuno mi potrebbe chiedere come mai io abbia così tanta ammirazione per un "prete", così l'ho sentito definire da molti. La mia risposta è molto semplice: credo che nel mondo di oggi occorra possedere dei valori  come quelli espressi da lui  e da altri prima: accoglienza, incontro, curiosità , senso di giustizia... perché personalmente definisco "Eroi" con la lettera maiuscola don Ciotti, Borsellino, Falcone e potrei citare molti altri, persone che lottano ogni giorno della propria vita , arrivando a metterla in pericolo , eroi sono anche loro:" anche se è difficile come lavoro, l'ho scelto io  e mi piace" mi ha spiegato un agente di scorta,  decidendo di mettere anche la loro vita a servizio e al fine di proteggerne un'altra … questo è la massima espressione dell’accoglienza dell'altro.

Spero che molti di voi abbiano avuto un incontro così positivo come è apparso per me.

Jessica Gualtieri (4U)