mercoledì 9 marzo 2016

Bella, Manuel (ad una settimana dal tuo funerale)

Sul giornale c'era scritto “Addio caro Manuel” come un saluto generico, ma chi veramente lì dentro lo conosceva? Questo non lo so, ma so che noi lo conoscevamo, forse non bene, sicuramente non quanto avremmo voluto, ma lo conoscevamo, e sapevamo, chi più chi meno, tante cose.
Sapevamo che aveva una passione sfrenata per i motori, infatti era sempre intento a parlare del suo motorino col quale, come diceva sempre lui, “Se la faceva a 90 sul rettilineo qui dietro”, ma per quanto potesse andare veloce non arrivava mai in orario, c'erano sempre quei sei o sette minuti “categorici” prima di entrare. Quando non parlava di motori, imitava alla perfezione i nostri insegnanti, sembrava proprio parlassero loro. Un'altra delle sue doti innate era quella del cabarettista, infatti aveva sempre qualche battuta in serbo per noi, con la quale ci saremmo poi piegati dalle risate senza possibilità di smettere. Se avevi bisogno di sapere l'esatta collocazione di una città, di uno stato o anche di un avvenimento storico, bastava chiedere a Manuel.
Il vuoto che Manuel ha lasciato è stato immane e infausto, e ci ha lasciato moltissime domande, le più frequenti sono: “Com'è possibile morire a 17 anni?”; “Perché proprio lui?” a queste domande nessuno può darci una risposta, né un nostro amico, né un professore, né un genitore, né un sacerdote e neanche un filosofo; d'altronde anche Gesù ha definito la morte una cosa aberrante e inumana.

Nella mia classe abbiamo cercato di colmare il vuoto lasciato da Manuel attaccando dei post-it colorati con sopra i nostri pensieri e delle lettere sul suo banco, anche i docenti hanno provato un dolore profondo e molti hanno lasciato il loro pensiero sul banco non più bianco ma per lo più rosa; altri professori, invece, non sono riusciti a mostrare le loro emozioni e c'è stato chi ha preferito far parlare il silenzio e chi ha preferito farci leggere una poesia, perché il poeta ha esternato le loro emozioni usando, molto probabilmente, le parole che avrebbero voluto usare ma che non hanno trovato la forza di dire. La cosa che hanno fatto tutti è stata far parlare il rumore del gocciolio delle lacrime, che ad alcuni non hanno ancora smesso di bagnare le rosse gote.
Manuel era la mascotte della classe, piaceva a tutti per il suo essere semplice e molto spontaneo. Si dice che gli anni più belli siano quelli del liceo, e con Manuel fino ad adesso è stato così, senza lui è inutile dire che non sarà più lo stesso. Manuel donava sorrisi e felicità a chiunque lo conoscesse, facendolo vivere meglio, cosa che hanno fatto anche i genitori donando i suoi reni e le cornee. Il giorno del suo funerale nella chiesa, nella piazza adiacente e nelle strade circostanti si è riversata una massa di liceali andati lì per dare l'ultimo saluto al compagno di scuola, al vicino di banco, al loro amico. Per la quantità elevata di persone i più non sono riusciti a sentire buona parte della cerimonia, ma le cose che si potevano comunque sentire erano i pianti collettivi, le preghiere, il dolore e l'amore verso questo semplice ragazzo. Oltre ai compagni di classe, i parenti e gli amici erano presenti anche i professori. Manuel è stato portato via tra le parole dolci di tutti i presenti nella sua bara bianca sulla quale avevano appoggiato il suo casco e una bottiglia di coca-cola, la bevanda preferita del nostro collega. Come concludere questo mio sproloquio se non come ho iniziato? Bella, Manu! Insegna agli angeli a scaldare il motorino.
Manuel Panizzoli

Francesco Creta (2AL)