mercoledì 10 febbraio 2016

La letteratura nella Grande Guerra

Martedì 17 Novembre le classi Quinte del nostro Liceo si sono recate al Teatro Sociale di Luino per seguire una ‘Lectio Magistralis’ tenuta dal Professor Gianmarco Gaspari, docente di lettere dell’ Università Insubria di Varese e direttore di Casa Manzoni di Milano.
Il tema della lezione universitaria è stato: la letteratura nella Grande Guerra.
Una tematica interessante, che è stata affrontata in modo trasversale: il professore ha illustrato la Belle Epoque, il periodo d’oro del ‘900, soffermandosi sulle condizioni storico-sociali e soprattutto culturali dell’anteguerra. Un periodo di grande fervore, in cui artisti del calibro di Picasso si incontravano con letterati come Ungaretti, Apollinare, Marinetti , discutendo, collaborando, plasmando le loro idee nei caffè di Parigi, capitale della cultura novecentesca, e ponendo le basi culturali del nuovo secolo.
Il professore ci ha descritto il quadro storico europeo e le sue conseguenze: il ridimensionamento della figura dell’ intellettuale nella società di massa, la nascita delle avanguardie, tra cui Futurismo e Espressionismo, e il progresso della realtà urbana, che viene sconvolta dalle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale: la luce nelle strade, l’automobile, la corrente elettrica.
Dal punto di vista letterario, ha posto l’accento su Ungaretti, orgoglio italiano (benché nato ad Alessandria D’Egitto) e poeta emblematico della Prima Guerra Mondiale. Fu soldato sul Fronte Meridionale e lasciò ai posteri una serie di poesie che descrivono perfettamente l’ orrore della guerra che causò all’Europa 17 milioni di morti.
Personalmente ho trovato l’incontro interessante e di grande attualità a seguito degli attentati terroristici di Parigi, dal momento che (purtroppo), se confrontano le due situazioni storiche-sociali-economiche, si può trovare una serie di analogie che mi hanno allarmato, ma non sono qui per illustrarvele: anzi, esorto chi sta leggendo a trovarle per non commettere gli stessi errori che gli uomini fecero esattamente un secolo fa.
Inoltre leggere le poesie dal fronte di Ungaretti rende perfettamente l’idea delle atrocità della guerra, una parola usata con troppa facilità di questi tempi, nonostante l’ orribile significato di morte e distruzione che porta con sé.
E’ stato un incontro costruttivo, voglio ringraziare ‘Gli amici del Liceo’ che ci hanno offerto questa possibilità: infatti la lezione mi ha donato una serie di spunti riflessivi e vorrei proporvi una delle frasi che più ho apprezzato e che mi ha aperto la mente:
Mai fermarsi all’apparenza, bisogna approfondire sempre; tra il semplificare e il complicare, scelgo sempre la seconda, perché il mondo è complesso e si perde molto a “parlare solo con la pancia’’


Camillo Alborghetti 5A