Nel punto di intersezione tra Arte e Scienza, tra xilografie, litografie e tassellazioni c’è la firma di M.C. Escher (1898-1972), l’artista che opera dopo opera ha ricercato nelle forme, nei colori e nelle illusioni ottiche la modalità più rigorosa per la rappresentazione dell’infinito. Noto per le sue incisioni che esplorano il rapporto tra Arte e Matematica, Escher si orientò sin dai primi anni della sua formazione verso la grafica grazie all’influenza del maestro Samuel Jessurun de Mesquita e i numerosi viaggi in Italia e in Spagna furono decisivi per il suo interesse verso le tassellazioni. Nel corso della sua carriera artistica ha realizzato opere basate su prospettive impossibili, metamorfosi e paradossi visivi, ispirate a concetti matematici che ha sempre preferito affrontare in modo più intuitivo che teorico.
Il primo passaggio ha subito messo in evidenza uno degli aspetti fondamentali dell’Arte per Escher: essa non nasce dall’istinto, ma da un equilibrio complesso tra immaginazione e controllo. Successivamente, la fase di realizzazione della tassellazione ci ha “costretti” a rivedere il concetto di creatività. Infatti, si pensa che quest’ultima sia il risultato dell’assenza di limiti, ma per Escher, come per noi in questo laboratorio, nasce proprio dai limiti.
Il 7 gennaio 2026 la classe 5C ha partecipato alla mostra allestita dal Museo Mudec di Milano, che attraverso 90 opere dell’artista ne ricostruisce l’evoluzione: dagli esordi legati all’Art Nouveau, passando per la rappresentazione dei paesaggi italiani, fino alle tassellazioni, alle metamorfosi e alle illusioni ottiche. In particolare, la mostra approfondisce l’interesse di Escher per l’arte islamica, che con il suo particolare uso delle simmetrie e delle ripetizioni modulari ha indicato all’artista la giusta strada verso una rappresentazione della realtà profondamente personale e tutt’altro che convenzionale.
“Siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto?” Questa è una delle domande provocatorie che tanto piacevano a Escher e che ricostruisce l’obiettivo della mostra: suggerire la possibilità di mettere in discussione l’idea di uno spazio stabile in cui valgono le sole convenzioni percettive. Proprio questo è stato anche l’obiettivo del laboratorio a cui abbiamo partecipato a conclusione della mostra. In particolare, dopo aver scelto una o più forme geometriche, ciascuna associata ad un’emozione, ci è stato chiesto di realizzare una tassellazione.
Il primo passaggio ha subito messo in evidenza uno degli aspetti fondamentali dell’Arte per Escher: essa non nasce dall’istinto, ma da un equilibrio complesso tra immaginazione e controllo. Successivamente, la fase di realizzazione della tassellazione ci ha “costretti” a rivedere il concetto di creatività. Infatti, si pensa che quest’ultima sia il risultato dell’assenza di limiti, ma per Escher, come per noi in questo laboratorio, nasce proprio dai limiti.
Il prodotto finale non è stato frutto di una rappresentazione immediata, bensì di una modalità di espressione artistica filtrata attraverso una struttura logica che ognuno ha costruito in modo personale. Dunque, la difficoltà più grande è stata ricercare e mantenere l’equilibrio tra significato ed esattezza, cosa in cui Escher è riuscito in modo esemplare.
In conclusione l’artista, attraverso le sue opere costituite da mondi rovesciati in cui le leggi della gravità e dell’orientamento vengono sospese, invita a cambiare punto di vista o a spingere il proprio oltre il limite dell’abitudine. Dunque non parla di “assurdo” inteso come mancanza di senso, ma come ciò che sfida la logica comune spingendosi oltre il ragionevole. Solo così si può raggiungere l’impossibile, un luogo in cui, per esempio, le scale salgono e scendono simultaneamente e lo spazio si piega su sé stesso; un'impossibile che, pur prendendo spunto dalla Matematica, non offre soluzioni a chi lo osserva.
Sofia Sarpone (5C)


