"Hunger Games": libri o realtà? Trump e “Patriot Games”

“The Hunger Games” è una serie di cinque libri distopici di Suzanne Collins che parlano di un Nord-America post apocalittico.
La protagonista si chiama Katniss e vive a Panem, una nazione divisa in dodici distretti e governata da un regime totalitario la cui sede è Capitol City.
Dopo una rivolta fallimentare, ogni anno ogni distretto deve inviare una ragazza e un ragazzo a Capitol City per partecipare agli “Hunger Games”: un “gioco” il cui unico obiettivo è uccidere gli altri concorrenti e non farsi uccidere.

Lo scopo? Ricordare ai distretti che non avevano vinto la rivolta. Eppure, con gli anni, gli abitanti di Capitol City iniziarono ad apprezzare questa attività, che venne considerata un vero gioco.
I fan di questa serie hanno calcolato che “The Hunger Games” (nel primo libro si raccontano la settantaquattresima edizione dei giochi) siano ambientati nel 2100, quindi la prima edizione dei giochi è stata svolta tra il 2026.

Il 19 e il 20 dicembre 2025, vengono pubblicati articoli che annunciano i “Patriot Games”: l’evento che cadrà nell’autunno 2026 per il duecentocinquantesimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti.
«[…] In autunno ospiteremo i primi Patriot Games della storia, un evento atletico di quattro giorni senza precedenti che vedrà protagonisti i più grandi atleti delle scuole superiori. […] Un giovane ragazzo e una giovane ragazza per ogni Stato e territorio. […]» ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump durante la presentazione dei giochi.
Giochi che verranno trasmessi in diretta nazionale.
L’idea di base è quella di patriottismo per l’anniversario della fondazione degli USA.
Politici e utenti dei social media hanno notato una somiglianza con i libri “The Hunger Games”, e sul web sono iniziate a diffondersi citazioni dei libri e commenti come:
- GIF che riquadrano Effie Trinket che dice: «Happy Hunger Games!»
- «Pensavo e speravo fosse AI [...]»
... e molti altri.

I “Patriot Games” saranno gli “Hunger Games” della vita reale?
Ciò che possiamo fare è sperare di no.

Marianna Bruschi (2ALav)